Tornata dalla bellissima Siviglia, ho ritrovato l'autunno ad aspettarmi sotto casa. L'avevo lasciato qui in forma di pioggia grigia e brevi ripensamenti estivi e lo ritrovo in tutto il suo splendore, pronto a catturare ogni mio senso e ad inebriarlo di sé. Prima di partire ci sono stati i fichi, rossi e dolcissimi, mangiati direttamente sotto l'albero, con le dita appiccose e lo stupore sulla lingua, per quel sapore che non credevo di ritrovare così intenso. Ora c'è il pomo, di nuovo così carico che un ramo si è spezzato sotto il peso dei suoi stessi frutti. E ci sono le foglie, con le loro infinite sfumature: sui rami, nei vasi, ovunque per terra. Le acacie ci hanno regalato un tappeto dorato che ha ricoperto completamente il giardino: piccole foglie gialle come monete d'oro cadono ovunque, sul tavolo di marmo, sulle scale, entrano persino dalle finestre del secondo piano e si posano sul pavimento, sul letto...
Passeggio sotto questa lenta pioggia dorata nelle prime ore del pomeriggio, quando il sole è più tiepido, o nel rosso fiammante del tramonto, e mi sembra di essere Danae sotto la sua pioggia divina... E mi accorgo che sono queste le cose che danno senso ai mesi passati forzatamente lontani dalla mia seconda cuccia. In realtà il mio posto è questo: qui dove sono parte della trama di questo grande arazzo vegetale.

